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San Clemente

In un quartiere a pochi metri dalla fermata della metro Conca d’Oro, si impone la chiesa di San Clemente, grigia di cemento. Questa chiesa ha un corpo ovale con di fronte un alto portico quadrangolare. È come se la forma curvilinea si presentasse al mondo dando lo spazio ai fedeli per sostare davanti ad essa. La forma tondeggiante è dotata di struttura porticale per un dialogo umano. Sicuramente il portico è presente simbolicamente per i fedeli cui la chiesa ne offre lo spazio. La forma ovale in lungo indica profondità dell’edificio e spiritualità, dedizione a fondo, nello scopo, dello stesso. Dietro, la struttura della chiesa è chiusa come in una scatola nella forma rettangolare che fa da contenitore. Questo ci dice che in realtà ovale e rettangolo sono componenti di una unica idea e unica struttura, nell’armonia del contrasto tra linee curve e linee rette. Di quest’ultima concezione si ha espressione nei disegni del cosiddetto Colosseo quadrato e della Basilica dei Santi Pietro e Paolo, entrambe nel quartiere romano Eur, centro del razionalismo italiano.
A una seconda osservazione notiamo che il portico vuole comprendere la gente del quartiere, con altezza e ampiezza. Con queste dimensioni anche le attività dello stesso. I pilastri e la trave, il costone frontale, sono sottili ad astrarsi e rendere l’idea di voler comprendere tutte le attività, i negozi circostanti, della comunità locale, in un grande contenimento. L’unione del portico al rettangolare chiuso ci dice che i fedeli compresi hanno rifugio al chiuso, in sicurezza e protezione. I fedeli, compresi delle loro attività, sono ritrovati nella forma ovale della loro spiritualità, protetti dalla struttura includente il quartiere espressa dal rettangolo che contiene. Insieme edifici e unione tra persone. Sulla linea frontale del portico c’è un mosaico lungo che raffigura pecorelle su sfondo blu. Questi animali rappresentano i fedeli della comunità locale, che pascolano nella tranquillità del cielo sereno. Abbiamo una sopraelevazione di questi cittadini in uno stato di benessere dato dall’unione e dalla protezione della chiesa. I faretti cilindrici sul soffitto del portico ci fanno immaginare il complesso di notte, illuminato come un grande monumento. Le linee rette e ovali, nella loro grandezza, costituiscono un insieme monumentale della città, un complesso grosso, armonioso e unitario. Lo spazio interno è un ovale in lungo, largo ma soprattutto profondo. Tale forma vuol generare un senso di astrazione dello spazio, creare spazio immateriale nella spiritualità. I muri sono grigio cemento con righine verticali dorate, che proprio dettano la non spazialità pretesa del luogo. Lo stesso fanno le numerose immagini che intervallano lo spazio verticale, solenni e dallo sfondo dorato. Anche i tanti fari del basso soffitto fanno immaginare l’ambiente super luminoso e astratto, aspaziale nella luminosità. Alle spalle dell’entrante e sul fondo, muri semicircolari riportano alla dimensione terrestre, il primo anche grazie al colore viola che interrompe tanta luminosità e si pone a contrastare cromaticamente e quindi materialmente. Quello di fronte è come una abside di colore tra il blu e il celeste. Nel portare fisicamente spazialità, esso è caratterizzato dalla luminosità che gli viene dal tetto e che investe il crocifisso con ai lati due immagini. Tale muro e tale nicchia, nel contesto della chiesa che vuole luce intensa che si stacca dalla terra, su quest’ultima riporta il luogo, in una dimensione materiale, per poi esaltare la cosa in sé più lucente e astratta: il Cristo, centro e scopo della chiesa, con il Suo spazio e le adiacenti, di nuovo concrete, sedute per il clero. Frontale a queste il leggio della parola di Dio e un bel po’ più avanti un altare con un piano molto largo. Questa larghezza bianco marmorea ha lo stesso scopo di tornare alla materialità per dare consistenza all’atto liturgico che vi si celebra. Tutto il complesso presbiteriale è su un calpestio di marmo bianco, linee di grigio nelle sedute e nell’altare. È proprio il marmo bianco a rendere materialità, ad eccezione e conferma della linea volontaria di sacra non spazialità e luminescenza ultraterrena.
Ricordiamo che questa sala ovale è contenuta in una struttura rettangolare che gli conferisce di nuovo il suo posto sulla Terra, proprio nel suo punto preciso. Davanti, la spirituale essenza si esterna sotto un portico fino al di fuori. La linea in mezzo sul soffitto forse eleva in alto la struttura astraente, ed è accesso della luminescenza spaziale dell’aula, essendo l’aula, con la profondità, impegnata, spiritualmente consistente, profonda anche metaforicamente.
Il tabernacolo è rialzato e in marmo rosso, al centro dell’astrazione ritrovata della nicchia, come materiale e sospeso nel vortice di essa. Gli spazi ai lati sono pertinenze che subiscono la evanescenza della parte principale, a sinistra la cappella feriale, con il bianco delle pareti, la ritrova ma ridiventa terrena e spaziale. A destra i confessionali e gli uffici sono espressione pratica del contenitore parallelepipedo. Così, per il parrocchiano, la aspazialità è solo ideale, la consistenza delle dimensioni della chiesa la fanno essere luogo materiale. I banchi fanno della chiesa un luogo materiale per il fedele che prega. Esternamente, a segnare il punto preciso della presenza della forma ovale c’è una specie di campanile senza campane che eleva di altezza la struttura, per renderla presente in tutte le dimensioni della città. La campana, altrove, è bassa perché rivolta al quartiere, è a vista, sul mosaico delle pecorelle, richiamandole mentre queste sanno della presenza dell’edificio.

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