Lungo il primo tratto di via Aurelia, ancora tra i palazzi, sorge la chiesa di Nostra Signora di Guadalupe e San Filippo in via Aurelia, degli anni Cinquanta del secolo scorso.
La facciata bianca si eleva in altezza nella navata centrale. Le altre due navate sono alte poco meno della metà di essa. La centrale vuole elevarsi e stagliarsi al cielo, presentarsi al cielo partendo da terra. Si presenta al cielo, piatta fronteggia e spicca in esso, tra gli angeli e i Santi.
I motivi geometrici della linea orizzontale alla base rappresentano inizialmente la presenza terrestre, il luogo, a terra, di partenza della concezione edificale e simboleggiano presenza a tale livello. La figura geometrica presente è il quadrato, giochi di quadrati e quadrati incrociati stanno a rappresentare forme terrestri elaborate e moderne, spiritualità raggiunta al terreno, al livello dell’uomo, dove l’uomo è artefice di spiritualità ed elevatezza mentale concettuale, nello stato elevato della condizione esistenziale umana.
Orizzontali si ripetono all’altezza massima delle porte, nel celeste che l’uomo concettualmente raggiunge, sopra la sua testa cioè idealmente.
Sopra ogni porta c’è una punta verso l’alto, non un arco a sesto acuto, ma una specie di arco a triangolo che rappresenta la tendenza alla spiritualità maggiore dell’uomo, l’elevarsi verso forme divine, partendo da una base che è umana. Condizione di umanità santa o santificata.
I motivi orizzontali, poi, salendo, intervallano di bianco, dove c’è uno spazio a separare uomo e Divino, spazio del cielo. Poi i motivi geometrici riprendono in alto, a livelli orizzontali, dove vi è la santità dei Cieli sempre più alta e difficilmente distinguibile.
Il rosone non circolare, a differenza delle forme alla base, presenta forme più complesse: un ottagono, cerchi e semicerchi a nube che tra le loro linee includono l’immagine della Madonna, chiusa tra due linee curve disposte a formare come un occhio verticale.
Tale rosone indica la maggior complessità e divinità delle linee dei Cieli, partenti da un livello umano ma elevate grandemente. In concezioni più elevate, più divine e celesti si presenta la Madonna, visibile e comprensibile per gli uomini di fede.
L’umano in questa chiesa raggiunge il divino e se lo rappresenta, grazie alla santità e alla fede comprovata di molti uomini. La Vergine è comprensiva verso l’uomo e le sue forme pulite.
Le tre porte tra loro vicine, della facciata, probabilmente rappresentano le diverse possibilità nella fede, possibilità di cammino come di scelta del culto e della venerazione.
In cima una sfera rappresenta la perfezione maggiore, e su di essa c’è la piccola croce. Piccola e semplice e così definitiva e grande, legittima. Piccola ma determinante come un segno o un punto in una scrittura. Nello stesso senso è piccola la sfera, questa include l’incomprensibile alla natura umana. In questa facciata la Vergine ci porta alla santità.
La chiesa è larga e ricorda le chiese interne delle abbazie, rustiche, del color della terra. C’è la terra dei fedeli, dell’uomo, la dimensione terrena. Più in alto dell’altezza delle navate laterali, le pareti di quella centrale sono caratterizzate da venature marroni che, ripetiamo, indicano la terra, la terra dell’uomo, la terra che vuole, come dice la facciata, elevarsi al cielo. Sul fondo c’è una parete azzurra che rappresenta il cielo che si raggiunge, in cui vi è la immagine incorniciata della Madonna.
Si vuole svettare per vedere la Madonna che resta una visione alta nel cielo, o Lei si eleva in tal modo rimanendo faro e guida. Più alto dell’altare c’è il tabernacolo a ottagono e come una stella. Corpo di Gesù, imprescindibile per il cammino verso il cielo che la Madonna ci fa vedere e ci indica.
Il soffitto è in legno con travi leggere, poco spesse, che ne sottolineano la fragilità da poter essere sfondato, oltrepassato per andare verso l’alto. Quindi la chiesa punta al cielo, a raggiungerlo, con la guida della Madonna, della Madonna di Guadalupe.
Il piano quadrato dove c’è l’altare, introdotto da un’alta arcata, rappresenta il punto dove, nel cielo, si trova Maria, che noi incontriamo grazie a questo edificio, grazie al suo culto. Sui larghi archi ci sono dei quadrati, rappresentazione di una elevata spiritualità terrestre, propria dell’uomo, dell’uomo che segue la madre di Gesù.
L’aspetto chiesa pare richiamare il culto medievale, forse anche monacale.
Il pavimento esterno presenta motivi abbellitori ma comuni e basilari, indicando lo stato terrestre da cui la chiesa parte. Il terreno può raggiungere il cielo.
La Madonna di Guadalupe è un culto che appartiene alla storia del Messico, paese con qualche centennio, che coi richiami al medioevo viene antichizzata e poi immortalata, resa cioè presente e futura, per la resistenza di tale culto nella Chiesa.
Se dalla fermata della metro B1 S. Agnese/Annibaliano ci dirigiamo all’altro lato di via Nomentana, attraversandola, tra le vie dell’abitato possiamo incontrare la chiesa di Sant’Angela Merici, realizzata nel 1955 e consacrata nel 1967. Questa chiesa è a pianta ottagonale, elevata come un prisma. Il costone in cima non è di contenimento e stabilità, perché la forma della chiesa punta in alto; essa dalla sua base vuole proiettarsi fino all’alto, a prisma. Il costone anzi contiene la forma fisica di essa, la delimita a chiesa umana accessibile, dà un limite all’ascesa per preservarcela come chiesa, luogo fisicamente limitato. L’ottagono vuole proiettarsi verso l’alto, dei cieli ma soprattutto dei tempi, per rendere nel tempo della società le conquiste e l’oggetto, la tradizione del culto. La cortina, come il costone, riporta a terra l’edificio dandogli senso di palazzo terrestre tra i palazzi, quasi accostato ai palazzi laici, e coerente con essi. Laicità pensabile in relazione alle f...
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