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Nostra Signora di Coromoto

Da Viale dei Colli Portuensi si scorge la chiesa di Nostra Signora di Coromoto, costruita e inaugurata nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso. Il tetto che forma una punta fa credere o illudere che trattasi di tetto spiovente, che fa immaginare la forma e l’idea di una casa. Questo tetto a spiovente che immaginiamo fa pensare a una grossa copertura di una casa larga, ed esprime quindi il concetto di comunanza sotto lo stesso tetto di moltitudine di gente, raccolta a pregare e credere in Dio. Su uno dei muri grigi presso la facciata è issata una grande croce, a dire che per chi appartenga alla grande comunità, il segno, la credenza giusta è in Cristo, e Cristo è l’idea che si persegue dentro la “casa”. Il muro esterno su cui è posta la croce, grigio, indica la collocazione metropolitana della chiesa, come nei pressi di una infrastruttura cittadina. Nella vita di questa città e civiltà la struttura esiste e la croce è posta con il messaggio suddetto. I mattoncini gialli che compongono i muri della chiesa, più che l’idea di casa rendono l’idea di altro ambiente che alla città sia utile e funzionale, gli spazi di una fiera, di un mercato, un magazzino. Insieme a questa sensazione, la effettiva piattezza del tetto ci fa convincere che non trattasi di una metaforica casa, ma di un posto dove, gli uomini riparati, esplicano funzione attiva di lavoro e operatività a beneficio della fede e della religione. La dimensione dei muri, nell’altezza, ci fa desistere dal pensare a un magazzino, conducendoci a pensare all’idea di luogo per uomini, per esseri umani alacremente attivi. In questo luogo di lavoro le persone stanno insieme e vivono come una famiglia, la attività le unisce e le fraternizza, e il tetto copre uno spazio definito, seppure idealmente vasto ed utopisticamente estesissimo. La croce esterna vuol dire allora che la comunità cui si riferisce questa chiesa fissa in Cristo la cosa più importante, la verità e la fede totale, assoluta, la ragione dell’esistenza. Ciò avviene, evidentemente, anche fuori dall’ambiente e in questo segno è votata la vita, e per l’esterno vale come messaggio e ragione di salvezza, unione e accoglienza. A guardar bene, finalmente, la chiesa, dai muri esterni gialli, si capisce essere questa a forma di triangolo, persistenza di quello del tetto. Si rappresenta quindi globalmente un grosso tetto, di una grossa casa, della cristianità. Accoglienza dei cristiani e degli uomini, comunanza di una moltitudine. Nella sintesi il triangolo è forma che rappresenta la semplicità e l’assolutezza di Dio, e il suo destino a rimanere eterno: il triangolo è semplice tra i poligoni, ma sufficiente a se stesso e assolutizzante la figura geometrica, eterno perché in grado lo stesso di rimanere saldo. L’edificio triangolare sta in piedi nella essenzialità, e questa è assolutezza della forma e del culto, come in un tempio. Sopra la porta d’entrata un mosaico rappresenta la Comunione, a confermare la unione di uomini nel segno di Cristo e di Dio, la fratellanza nel credo e nella perfezione di questa, l’unione degli uomini.
Realmente, la pianta è un quadrato in diagonale con estensioni ai due lati. In fondo la luce entra perpendicolare, diretta, sull’area presbiteriale, che sul muro è arancione con Gesù centrale, e nei rivestimenti è scura con stelle dorate e blu. Con questi preziosismi e col colore acceso, ma principalmente con l’investitura della luce del sole, si dà centralità al culto di Gesù, alla stessa religione cristiana. Il presbiterio ha un’altra dimensione di importanza e primato. Avviene lo stesso che con la croce esterna: si focalizza, ci si concentra, solo, sull’importanza della parola di Dio, sul credo da Cristo impostato, e la religione è il faro che guida i fedeli, che si dispongono sui banchi ben ordinati, semplici e comodi, allineati e utili. Con l’importanza principale dell’altare, della parola di Dio, del credo cattolico, le statue e le icone che sono presenti lungo i muri della chiesa fungono da contorno, da arricchimento ulteriore all’insegnamento principale, da contributo a questo, centrale. È il cristianesimo tutto a ruotare intorno all’insegnamento di Cristo, al Vangelo, al suo sacrificio. Il soffitto in legno, piatto, di travi visibilmente incastrate e sistemate, ambienta in una casa calda e confortevole, la casa della comunità cristiana, ampia e definita. Cristiani attivi e operosi in questa struttura sono proprio a casa, questa è la loro casa, tra di loro condivisa.
L’altare, la seduta sacerdotale, il leggio, il tabernacolo, sono ricoperti di stelle, stelle notturne, a dirci della vastità e somma grandezza, alterità, di Dio e di ciò che, direttamente, riguardi Lui, ciò che primariamente e primigeniamente veneriamo, e da cui deriva il Cristianesimo. C’è possibilità infatti di pregare i Santi presenti e il crocifisso, decentralizzato. Perché la stellarità del Dio vero e unico, fattosi uomo, è vasta e immensa. Cristo predicatore, come tramite, è il centro della possibile umana venerazione.

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