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Santa Maria Mater Ecclesiae (Decima)

Nel cuore del quartiere di Decima abbiamo una seconda chiesa intitolata Santa Maria Mater Ecclesiae, della stessa parrocchia della omonima chiesa del quartiere Torrino. Essa non è grande ed ha una linea semplice, è in fondo a un largo piazzale. Dal fronte sporge l’entrata larga, lateralmente costruita con gli stessi mattoni, ma davanti con legno e vetro che la dividono a metà orizzontalmente. Il resto della chiesa è in mattoni leggeri color beige con sopra, prima del tetto, una vetrata trasparente lungo tutto il perimetro. La semplicità della linea, della pianta quadrata fa pensare a una casa basilare, o meglio a un luogo dove stare insieme. Il luogo è chiuso ed ha quattro muri come di base un luogo umano costruito. Questa basilarità la rende come la casa che sembra, cioè la fa sembrare casa, edificio semplice. È semplice per la riunione, e le grandi croci marroni tra i blocchetti, ai due lati della facciata, consacrano questo posto a Cristo. Casa collettiva per i cristiani, riferime...
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Santa Maria Mater Ecclesiae (Torrino)

Costeggiante Piazza Cina, sulla collina del Torrino c’è la chiesa di Santa Maria Mater Ecclesiae, costruita tra il 1986 e il 1988. Di questa è caratteristico il “muro” sopra il tetto, come un grosso costone, che presenta fori a forma di cerchio, tanti cerchi allineati in più file orizzontali. Dal di fuori della recinzione si vede questo elemento lunghissimo, che comprende e sovrasta, da un lato, tutti gli uffici e i locali della parrocchia, non solo la chiesa. Ne consegue che quest’ultima è strutturalmente inglobata nella parrocchia, nel senso che la sua concezione è compresa nella concezione di questa. Una croce con quattro bracci spicca a un angolo della proprietà della parrocchia, dove più strade passano e si sporge al quartiere. Il muro di cerchi che prende tutta la larghezza del complesso, si può identificare come presentazione della chiesa, è una esternazione fisica del luogo di cui è parte. È come una insegna, alto più del tetto fa capire che lì c’è un posto, un luogo colletti...

Santa Bernadette Soubirous

Nelle strade e vie del quartiere Colli Aniene è inserita la chiesa romana di S. Bernadette Soubirous, della parrocchia eretta nel 1975. Essa è integrata all’interno di un cortile degli spazi della parrocchia. Presa per se stessa, non è che un muro di facciata, basso con una porta. Il muro dà l’idea di un edifico più profondo, e di struttura semplice. Questo muro, questa facciata, non ha fronzoli o elementi decorativi, solo linee verticali che la dividono in piccoli segmenti, e una linea orizzontale alta quanto la porta. Questo edificio parallelepipedo vuole essere e presentarsi come luogo, come un luogo. Questo muro che si espone è la facciata di un posto reale. Un posto con un interno, che si affaccia all’esterno da cui si ammira. Questo posto è un posto fisico, costruito dagli uomini, un posto con un perimetro, chiuso, per scopi umani. L’unica porta, non grandissima, esprime la unicità di accesso a questo sito, determinandone la importanza. È segno di esclusività, è l’unico accesso...

Sant'Ignazio d'Antiochia

Affacciata sulla via Appia Nuova, nei pressi delle Capannelle, vi è la chiesa romana di Sant’Ignazio d’Antiochia, risalente agli anni Cinquanta del ventesimo secolo. La sua facciata presenta un tetto spiovente con in cima una sorta di piedistallo, una sporgenza che si sostituisce alla punta. La linea semplice di questa facciata fa pensare che questo luogo sia stato voluto come luogo esistente di culto di questo Santo. Si è voluto cioè creare un ambiente per questo scopo. Ecco che i muri laterali salgono a dargli elevatezza, circoscrivendo il perimetro, e come dall’alto viene posto un limite, il senso del tetto da un elemento piatto che lo chiude, gli dà un termine. Mentre si formava questo luogo, la casa per il Santo, esso riceve la limitazione e legittimazione. Proprio al di sotto di questo termine vi è la statua bianca di Gesù. Questi, il Signore del Cristianesimo, legittima al Suo culto la chiesa, gli dà la identità di luogo cristiano definendola. Sotto di Lui i tre archi la nobi...

Nostra Signora di Coromoto

Da Viale dei Colli Portuensi si scorge la chiesa di Nostra Signora di Coromoto, costruita e inaugurata nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso. Il tetto che forma una punta fa credere o illudere che trattasi di tetto spiovente, che fa immaginare la forma e l’idea di una casa. Questo tetto a spiovente che immaginiamo fa pensare a una grossa copertura di una casa larga, ed esprime quindi il concetto di comunanza sotto lo stesso tetto di moltitudine di gente, raccolta a pregare e credere in Dio. Su uno dei muri grigi presso la facciata è issata una grande croce, a dire che per chi appartenga alla grande comunità, il segno, la credenza giusta è in Cristo, e Cristo è l’idea che si persegue dentro la “casa”. Il muro esterno su cui è posta la croce, grigio, indica la collocazione metropolitana della chiesa, come nei pressi di una infrastruttura cittadina. Nella vita di questa città e civiltà la struttura esiste e la croce è posta con il messaggio suddetto. I mattoncini gial...

San Giovanni Evangelista a Spinaceto

Lasciando Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, a Spinaceto, non distante incontriamo la chiesa di San Giovanni Evangelista a Spinaceto. La parrocchia è stata eretta nel 1969. Da fuori dal cancello la chiesa è introdotta da un camminamento coperto che conduce ad essa. Conduce a essa, ad un muro concavo, che forma una curva, che ha dei sedili, e una tettoia a punta rivolta verso chi arriva, rialzata. Non vi è facciata, vi è questo muro dietro ai cui lati si entra in chiesa. Questo muro indica il punto d’arrivo di un cammino, lungo, riassunto e simboleggiato dal camminamento coperto. Questo muro di mattoni di tufo è ruvido per essere toccato con mano, come l’arrivo a un “luogo”. Gli stessi sedili e la tettoia ci indicano che siamo arrivati davvero in un luogo, potendo fermarci e sostare. La possibilità di sosta è la riprova di essere arrivati, con un cammino, a un luogo propriamente tale. Il muro di mattoni, che si estende ai due lati in forme curvilinee, è testimonianza del lu...

Sant'Enrico

Su una strada larga di Casal Monastero è situata la chiesa di Sant’Enrico, della parrocchia eretta nel 1989. Frontalmente, al posto di una facciata ha una profonda tettoia, alta, per gli esseri umani. Il significato di questa è che la chiesa è un tetto per i fedeli, è accoglienza, accogliente per riparare, alta perché capiente. La facciata è un tetto, così simbolicamente inteso. Vi è tuttavia un elemento architettonico: le travi di legno che sorreggono questo tetto. Queste travi non sono diritte a formare una forma di capanna o di luogo definito, bensì sono diagonali proprio a dare l’idea di sostenere, sostenere un tetto ampio. Oltre al tetto, anche tali travi sono facciata, esse dicono che la presentazione della chiesa, e la chiesa stessa, è elevazione di un tetto: la chiesa sostiene un tetto sotto cui i fedeli possono stare. Non visibile, diciamo nascosto, c’è l’edificio a destra della tettoia. Indica presenza di qualcuno, che consente e permette che la chiesa, a tante persone, fac...