Quella di Santa Francesca Romana è una chiesa che si trova a poche centinaia di metri da Piazza dei Navigatori, via Cristoforo Colombo.
La facciata di questa chiesa è bianca ed è caratterizzata da quello che non è un tradizionale rosone ma un rosone ideale, costituito da cerchi piccoli che lo compongono, disposti in modo simmetrico, a rappresentare che la luce, come la fede e la bontà di Dio, entra a piccoli raggi, è costituita da piccoli raggi luminosi, che insieme e con perseveranza formano la luce più grande, complessiva.
Questo concetto permea tutta la facciata essendo essa spoglia e cioè liscia, e bianca come la semplicità di una vita semplice e onesta, pura. È marmorea a conferire al complesso dignità, come la scanalatura dell’arco dell’accesso.
All’ingresso la chiesa è spaziosa, larga come lo è la navata centrale, che illude di essere unica navata poiché le laterali sono serie di nicchie tra loro collegate da archi, stretti corridoi. Il colore marroncino e le arcate grigie come le strutture portanti ricordano l’interno di un fienile o una capanna, a rappresentare umiltà e raccoglimento nell’umiltà e nella semplicità.
Questo ambiente umile è sacralizzato dal grande crocifisso e dalla colorazione delle non grandi vetrate in alto della parete di fondo dell’aula. Le vetrate laterali, che si sviluppano in verticale, danno luce bianca e semplice, a illuminare l’ambiente, rendendo la luce vera decorazione anziché i colori. La luce di Dio è semplice e assoluta, entrando essa nel luogo.
A dare un senso di sacro, sul fondo, oltre i colori delle piccole vetrate, c’è l’abside che contiene l’altare e il crocifisso. Questa è spazialmente distinta dal corpo della chiesa, creando raccoglimento e, appunto, sacralità. Lo spazio a parte dedicato a Gesù e alle funzioni, dal suo contenimento, dona effetto di spiritualità ecclesiastica a tutta la grande aula. Il Cristo, centrale, domina la visuale dando al “fienile” il suo carattere di chiesa. A sottolineare l’importanza di questa, del Cristo, dell’altare, del Sacramento, c’è dietro all’altare una struttura in marmo rosso.
Le citate vetrate del muro di fondo, elevate, rappresentano, ai due lati, San Francesco, il Santo poverello, e Santa Chiara; centrale in alto il Sacramento.
Sopra alle arcate di cemento del soffitto c’è un tetto a spiovente a ricordare, nell’estetica e nella grandiosità e importanza costruttiva, l’umiltà necessaria alla fede e al luogo.
Lateralmente alla grande navata ci sono le nicchie che compongono settori delle navate laterali. In questi settori ci sono confessionali o statue di Santi. Essi rappresentano tappe o rifugi spirituali, rifugi nella fede o vie di essa, sono partimenti di fede distinti. Indicano la libertà del fedele della Chiesa cattolica di votarsi e aggregarsi intorno a diversi Santi e aspetti del culto, rimanendo inglobati nella stessa religione.
Il fedele ha modo, nell’ambito di uno stesso edificio quindi di una stessa comunità, di essere devoto e accomunarsi presso un Santo o un altro, presso uno o un altro principio e insegnamento che la religione di Dio ci offre e propone. In questa chiesa, questa grande capanna, i culti cattolici sono ammessi e accomunati sotto lo stesso tetto.
La massima espressione di questa idea di interdipendenza dei culti interni alla religione cattolica è data dai due locali a pianta quadrata situati ai lati dell’abside dell’altare, prima di essa, in fondo alle navate laterali. A destra c’è la cappelletta dedicata alla Madonna, quella a sinistra è riferita alla vita Santa di Gesù. Si esprime che nell’ambito del Cristianesimo la Madonna e Gesù sono indipendentemente venerabili per se stessi e la chiesa accetta il loro culto senza necessità di adesione a tutti i canoni della religione di Cristo.
Il rosone atipico della facciata, dall’interno è una serie di vetrate colorate circolari che danno bellezza e riportano a un’idea di sacro, come quelle della parete di fondo. Accenno di brillantezza e arricchimento della chiesa che esprime povertà.
Dall’esterno, i mattoncini rossi dei muri laterali, e la disposizione dei vetri sugli stessi muri, ricordano l’esterno di palazzi periferici, a confondersi e definirsi con essi, tra il popolo, tra la gente, tra la semplicità.
Da tale idea espressa esternamente, con una facciata dignitosa di marmo bianco, consideriamo che entrando ci si trova in un luogo umile, o meglio che dà un’idea di povertà materiale.
A qualche passo dalla fermata metro di Giulio Agricola si trova la chiesa di San Giovanni Bosco, che è stata costruita negli scorsi anni Cinquanta. È grande, in un’occhiata un rettangolo sotto a un cilindro. Da davanti sembrano un quadrato e una cupola, quadrato e cerchio accostati. La base della facciata, rettangolare, indica edificio di uso civile, e i rettangoli della cupola, che si infittiscono salendo, ricordano uffici e uffici, attività razionale e intensa, come nei palazzi che la circondano. La facciata rettangolare dà quindi la sembianza di edificio di interesse pubblico, chiesa come palazzo pubblico dove si sbrigano gli interessi dei cittadini. Tale attività è esaltata non solo dalla grandezza, ma anche dal fatto che è espressa nella cupola, che la esprime e la esalta, elevandosi a formarne il monumento. Monumento della Chiesa vicina ai cittadini, che svolge attività per la società e per i giovani. Nella base quadrangolare nicchie rettangolari ospitano statue di Santi operos...
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